venerdì 22 gennaio 2010

L'ACQUARIO DI ROMA

A IMPATTO ZERO SARA' INTERAMENTE DEDICATO AL MAR MEDITERRANEO



Pesci in carne ed ossa. Acqua di mare con tanto di plancton. Presenti tutte le specie del Mar Mediterraneo. Gli squali grigi, le cernie degli scogli, barracuda e il pesce di passo. Ecco cosa caratterizzerà Mediterraneum l’acquario di Roma che sta nascendo sotto il laghetto dell’Eur. I lavori sono in corso e termineranno nella seconda metà del 2011.





A quel punto Roma avrà il suo acquario che non avrà nulla da invidiare a quello di Genova. Per uno di quei misteri che caratterizzano le buone notizie, la voce che si è sparsa, da quando le ruspe hanno iniziato a lavorare, è che questi 14 mila metri quadri di vasche e ambienti sigillati fossero destinati solo a pesci artificiali. Nulla di più falso e sbagliato. Certo, ci saranno anche dei pesci robot, veri capolavori di ingegneria forniti di telecamere e sensori, che esamineranno e monitoreranno gli animali malati, spiaggiati o in via di estinzione che popoleranno le vasche curative. Ma saranno un più che contribuirà ad arricchire ulteriormente questo parco marino artificiale. Il nome, Mediterraneum, non è stato scelto a caso. Grazie a questa acquario il mare che bagna le coste del nostro paese entrerà nella Capitale.





Per conoscere da vicino le profondità del “Mare Nostrum” e ammirare lo spettacolo naturale delle aree marine protette al largo delle coste italiane non dovremo immergerci o essere esperti sub. Sarà interamente dedicato alle biodiversità del mare di cui porta il nome. Sbaglia chi pensa che sarà meno colorato e meno affascinante degli altri acquari in giro per il mondo, a convincere gli scettici ci penseranno le vasche che rappresenteranno le aree marine protette d’Italia. Ce ne sarà anche una dedicata alle coste del mediterraneo meridionale, quello più caldo e che somiglia molto al Mar Rosso. Mediterraneum aprirà le porte a un mondo sorprendente e spettacolare, intrattenendo i visitatori grazie a un uso avveniristico delle tecnologie e al tempo stesso fornirà un’opera di educazione ambientale profonda grazie al contatto diretto con alcune delle specie più rappresentative presenti nel bacino mediterraneo.





L’opera, ad impatto ambientale minimo, si svilupperà interamente sotto la superficie dell’acqua, a coronamento del progetto ideato a suo tempo dal celebre architetto Marcello Piacentini, e sarà finalizzata a recuperare la storia e il ruolo centrale di Roma nella cultura del “mare nostrum”. Mediterraneum darà vita a un percorso culturale e didattico ricchissimo che valorizzerà l’Eur con il suo ricco polo museale, ma sarà anche in grado di promuovere un network internazionale che unirà i grandi acquari dell’area mediterranea e di far conoscere gli animali che popolano il Mediterraneo, l’importanza del fiume Tevere, il suo ecosistema e la necessità della tutela della sua biodiversità.





La struttura si svilupperà su una superficie di 14mila metri quadri di sale e ambienti sigillati in un involucro acrilico trasparente a tenuta stagna sotto la massa d’acqua del lago, per offrire al visitatore la sensazione di una passeggiata su un fondale marino. All’interno di questi ambienti verranno riprodotti scientificamente, con rocce e flora reali, i parchi protetti del Mediterraneo, con un’attenzione specifica a quelli italiani, e alcuni ambienti fluviali e lacustri. Sofisticati pesci robot, Ed infine tecnologie avanzatissime proietteranno immagini virtuali delle varie specie appartenenti alla fauna mediterranea. A quel punto tutti avranno l’impressione di essere sott’acqua.

giovedì 10 dicembre 2009

BASTA CORTEI

Una premessa a queste righe: scioperare e manifestare i propri diritti è un diritto sacrosanto di ogni cittadino. Seconda premessa: spostarsi liberamente all’interno della propria città, prendere i mezzi pubblici e riuscire ad arrivare in ufficio è un diritto altrettanto sacrosanto. Oggi Roma è di nuovo bloccata. Trentesimo corteo in trentuno giorni. Uno di seguito all’altro. Senza sosta. Senza regole. Solo una marea infinita per i romani. Questa è stato Roma nell’ultimo mese.

La Cgil, da un lato difende i lavoratori, dall’altro mette i bastoni tra le ruote a chi lavora. Ennesima contraddizione del sindacato. Manifestazioni, scioperi e cortei. I romani più che arrabbiati sono rassegnati. Alemanno e il Prefetto hanno provato a fermare l’onda che monta. Ci sono riusciti a metà. Il blocco dei cortei concordato la settimana scorsa in Prefettura inizierà il 12 dicembre. Tutti d’accordo nel firmare quel documento, tranne la Cgil. Agli illuminati vertici sindacali non sembra interessare se i loro cortei, i loro blocchi e le loro adunanze in piazze complicano la vita,il lavoro e gli spostamenti di migliaia di romani. Al sindacato barricadiero si uniranno gli studenti con il loro di corteo. A questi la questura aveva chiesto di non manifestare onde evitare ulteriori disagi. A nulla è servito. Prendete nota, stamattina non saranno attive 39 linee: H, 16, 36, 38, 40Express, 52, 53, 60Express, 61, 62, 63, 64, 70, 71, 75, 80Express, 84, 86, 90Express, 90D, 92, 95, 100, 116, 117, 119, 140, 170, 175, 217, 310, 360, 492, 590, 630, 649, 715, 781 e 910.

E allora sindacati e sindacalisti una richiesta: ridateci Roma. Ridateci le strade con il traffico normale, gli autobus con il solito ritardo e i tassisti che magari si trovano dopo decine di telefonate. Ci spettano di diritto. La normale fruizione della città ci è impedita oramai da oltre un mese. Siamo anche noi lavoratori anche se non abbiamo la tessera del sindacato.

lunedì 19 ottobre 2009

LA COSTITUZIONE NON SI TOCCA




Due sono i responsabili del fatto che la semplice legge per attuare finalmente dopo 60 anni la separazione delle carriere dei pm e dei giudici, sia divenuta il solito tormentone. Il primo è la squadra dei costituzionalisti schierati, il cui conservatorismo, mirato a preservare a tutti i costi l’interpretazione della Costituzione sulla quale si fonda la presunta superiorità della sinistra che ci sta portando nel terzo mondo, si concretizza inventando limiti costituzionali contro ogni modifica, anche minima, proposta dal centrodestra.




Il secondo è Berlusconi stesso che drammatizza la riforma con il risultato di indurre l’intero corpo giudiziario ad arroccarsi contro un progetto che potrebbe trovare il favore dei tanti magistrati che credono alla totale separatezza del giudicante.



Perché mai sta proclamando di voler modificare la Costituzione per riformare la giustizia, cadendo nella trappola tesa dai miei esimi colleghi costituzionalisti?




Evidentemente, i suoi due avvocati penali, che - dimenticando di non essere dei costituzionalisti - hanno spianato la strada all’annullamento del Lodo Alfano con le loro originali difese davanti alla Consulta, continuano a colpire. Non solo perché, allo stato attuale, la pur dovuta riforma può sembrare una rappresaglia, ma perché è chiaro che il Premier non è stato messo a conoscenza del dettato costituzionale. Nessuno gli ha ancora detto che la Carta ha imposto e impone sin dal 1948 la totale separazione tra giudici e p.m. e che l'art. 101 della Costituzione sancisce che solo i giudici -e non tutti i magistrati e, quindi, non anche i p.m.- sono sottoposti «soltanto alla legge».



E neppure gli è stato fatto sapere che l'art. 107 Cost. sancisce che il regime di indipendenza dei p.m. non è quello previsto in Costituzione per i giudici bensì quello che sarà dettato dalla legge ordinaria. Infine, nessuno gli ha ricordato che l'art. 111 Cost. sul giusto processo pone il pm in posizione di parità con la difesa e al di sotto del giudice. È quindi assurdo pensare di modificare la Costituzione per fare ciò che essa ha già stabilito debba essere fatto con legge ordinaria! Anche se ciò non toglie che questa debba garantire ai pm la più ampia indipendenza, prevedendo per essi o un altro consiglio superiore o qualcosa di equivalente.



Occorre, tuttavia, non cadere in eccessi di garantismo, dato che i sessanta anni trascorsi hanno dimostrato che la totale separatezza dei magistrati fa ricadere sulla giustizia la loro politicizzazione o contrapposizione in schieramenti. Tanto più che non può non avere rilievo il fatto che l'attività dell'accusa è di puramente amministrativa e consente, come ogni attività della P.A., spazi di discrezionalità nonostante l'obbligatorietà dell'azione penale.



È pacifico infatti che il pm è libero di stabilire in base al proprio convincimento se procedere o meno e che l'aumento dei reati fa sì che l'obbligo di procedere si risolva nella sola apertura del fascicolo, potendo poi il magistrato scegliere liberamente a quali iniziative dare priorità. Ed è su tali spazi di scelta che un qualche potere di indirizzo deve essere previsto per impedire che prevalgano le pulsioni di schieramento o le personali visioni politiche. È indifferente che ciò venga garantito da un consiglio composto in proporzioni diverse da quello del Csm oppure da qualche organismo parlamentare ma merita di essere respinta la ventilata assimilazione con l'avvocatura dello Stato che ha minori esigenze di indipendenza.

Achille Chiappetti

lunedì 12 ottobre 2009

LA SINISTRA STIA ZITTA E PENSI ALLA CEDERNA

Fonte: Il Giornale
Vittorio Feltri


Prendiamo atto. In Italia si pu aggredire il Papa con critiche feroci, la pi ricorrente delle quali riguarda le sue presunte ingerenze negli affari politici del nostro Paese (e questo solo perché lui esprime opinioni legittime come tutte le opinioni, ma non è lecito dire neanche mezza parola sul capo dello Stato, forse perché di estrazione comunista, quindi intoccabile per definizione).

Abbiamo uno strano concetto di democrazia. Le istituzioni sono sacre se incarnate da uomini di sinistra; se invece sono incarnate da uomini di destra, o Comunque non graditi ai progressisti, allora non esistono problemi: diventino pure bersaglio di chiunque voglia esercitarsi nel tirassegno. L'istituzione Quirinale è al di sopra di ogni sospetto, e il popolo è pregato di inchinarsi davanti a chi lo occupa; Palazzo Chigi è pure un'istituzione, ma essendo occupato da Berlusconi, premier di un governo di centro- destra, è un peccato sputacchiarlo. La stampa si adegua: deferenza per Napolitano, insulti per il Cavaliere. E se il Giornale osa sfiorare con una piuma il Signore del Colle, apriti cielo: indignazione, scandalo. Ieri ne abbiamo avuta una prova.

In prima pagina era pubblicato un articolo in cui si raccontava come effettivamente si sia svolta la vicenda del Lodo Alfano bocciato, e quale ruolo abbia avuto la presidenza della Repubblica. La cosa più normale per un quotidiano è riferire i fatti e commentarli. Ma se i fatti non fanno il gioco del Pd, chissà perché gli stessi che protestano per l'insufficiente libertà di informazione, desiderano abolirla del tutto.

Già. Libertà per loro, bavaglio a noi. Piero Fassino ce ne ha dette di ogni colore. E perfino RosyBindi, che a Porta a Porta meno di una settimana fa aveva dichiarato di non leggere il Giornale, stavolta ha ammesso invece di averlo letto (mi auguro non a sbafo) e ha invitato Berlusconi a sconfessarlo, perché certi attacchi a Napolitano sono intollerabili. Per la signora ricostruire in modo veritiero un episodio equivale ad attaccare.

Vabbè, sorvoliamo sulle sciocchezze degli iscritti al Pd ai qualiva riconosciuta l'attenuante della disperazione. Ricordiamo piuttosto ai lettori che la sinistra non sempre ha venerato gli inquilini del Quirinale. L'abitudine a idolatrarli è cominciata quando Scalfaro subentro' a Cossiga, contro il quale gli ex comunisti avevano avviato le procedure per metterlo in stato d'accusa.

Secondo loro, a quel tempo, era giusto spernacchiare il presidente e addirittura mandarlo a casa a pedate. Scalfaro per non fare la fine del predecessore si comportò astutamente: dimenticando il proprio passato di democristiano conservatore, virò a gauche e visse felice e contento sino al termine del mandato.

Ciampi e Napolitano, poi, non hanno dovuto compiere alcun salto della quaglia per schivare grane: erano di sinistra dalla giovane età. Cossiga non fu comunque il primo presidente della Repubblica ad essere bastonato dagli eredi del Pci oggi pretoriani della più alta autorità dello Stato. Fu il secondo. A Giovanni Leone venne riservato l'onore di essere massacrato dai geritiluomini in rosso e di fare quindi da apripista. Lui persona specchiata, grande avvocato, autentico patrizio napoletano. I comunisti organizzarono una campagna mostruosa contro Leone dipingendolo come un ladro, un farabutto, una canaglia, aiutati nell'opera di sputtanamento da una giornalista, Camilla Cederna, icona dei compagni pi spietati, la quale scrisse un libro sul poveraccio, demoleidone la reputazione con argomentazioni talmente infondate che, anni dopo, fu condannata a risarcirlo.

Travolto dai «carrarmati» berlingueriani, il presidente venne costretto, innocente, a dimettersi per essere riabilitato in tarda età, ormai avvilito, distrutto. Il giorno in cui egli sloggiò dal Quirinale, il Pci festeggiò e portò in trionfo l'eroina della diffamazione, la Cederna.

Eccoli i precedenti. Con quale coraggio adesso i compagnucci si ergono a difensori di una istituzione, il Quirinale, che in altra epoca sbeffeggiarono, mortificarono, distrussero?

Dall'assassinio di Leone sono trascorsi trent' anni. E dalle torture a Cossiga (volevano sottoporlo a perizia psichiatrica) diciassette. Fassino non aveva pi i calzoni corti e rammenterà queste pagine vergognose dei partiti in cui ha militato. Con quale faccia fa la morale a noi perché ci azzardiamo a dare un'occhiata a quanto avviene sul Colle?

Stia zitto e pensi alla Cederna invece di bacchetta re il Giornale. Non ha titoli per essere docente di deontologia. Date le intimidazioni provenienti dalla sinistra (le rimandiamo al mittente) non so se sia il caso di offrire un suggerimento a Berlusconi. Massì. Offriamo. Fossimo nei suoi panni, non esiteremmo un minuto a mutare l'assetto dello Stato, correggendo la Costituzione. Qui si tratta di trasformare quella esistente in Repubblica presidenziale. Poiché il presidente lassù sul Colle rappresenta l'unità nazionale, cioè tutti i cittadini, sarà meglio sia eletto dal popolo anziché dal Parlamento che - è noto - agisce secondo logiche politiche e se ne infischia del bene comune. Non è un cambiamento da niente, serve qualche mese per attuarlo.

La sinistra non ci sta? Pazienza. Alle Camere la maggioranza assoluta c'è ed è del Cavaliere. Si fanno due passaggi in Parlamento; dopo di che sarà chiesto un referendum? Si vada alle urne. Voglio vedere chi vince. Se, come ipotizzo, gli italiani diranno sì all'elezione diretta del capo dello Stato, storia chiusa. Polemiche chiuse. Basta giochetti. P.s. Tra l'altro, Gianfranco Fini per una vita ha reclamato una Repubblica presidenziale. D'accordo che ora ha una gamba all'opposizione, ma non credo abbia il coraggio di rimangiarsi la riforma di cui è padre. Non le pare, presidente Berlusconi

domenica 11 ottobre 2009

Tutti sui tetti per difendere l'abuso


Fonte: quotidiano Libero


Siamo una società di vittime della moda, non solo se si tratta di portare i pantaloni a vita alta o a vita bassa, le scarpe con tacco o quelle con la zeppa, ma anche in fatto di proteste. Come tutti sanno il trend del momento, per chi ama il fascino di tutto ci che viene d'oltralpe, impone il sequestro dei dirigenti di un'azienda quando ci siano rivendicazioni o proteste contrattuali. Squisitamente autoctona invece, vero e proprio prodotto del made in italy (pare stiano studiando un marchio apposito da presentare alla Ue per la tutela dei diritti) l'occupazibne dei tetti degli edifici che in qualche modo abbiano a che fare con la protesta. Onestamente va detto che il copyright prevederebbe l'asserragliamento in un edificio storico (ottimo il Colosseo come si è visto, perché con il gioco del vedo-non vedo ottiene il massimo del risultato con il minimo dell'impegno), ma si sa che la genialità e la fantasia italiane non possono essere ingabbiate in confini normativi troppo limitati. Dunque il must del momento è il tetto. Così, dopo il sequestro degli impianti natatori di molti circoli romani sotto inchiesta per il sospetto di abusi edilizi, tutti sui tetti a contestare, e poiché poteva anche darsi il caso che la protesta non incontrasse particolare favore popolare, ecco anche la minaccia di buttarsi di sotto, con relativo dispiego di pompieri, materassi e quanto altro fosse atto a scongiurare 11 dramma. A questo punto impressa una notevole cifra emotiva alla protesta e ottenuti giornalisti, forze dell'ordine e curiosi gli indomiti conquistatori di tetti si sono accorti che era venerdi, cominciava il week-end. Impossibile pensare a trattative per la riapertura degli impianti prima di lunedli, le previsioni del tempo minacciavano temporali (puntualmente verificatisi nella mattinata di ieri), poi ci sono le partite. Bali, si sono detti i ribeffi e fra loro l'aspirante suicida, meglio rimandare tutto alla settimana entrante. E sono scesi. Non so come andrà a finire la questione, e neppure se veramente si tratta di casi di abusi edilizi o meno, la faccenda prima opoi si chiarirà, almeno speriamo. Certo è che se veramente si sarà trattato di abusi edilizi owero di stupro col cemento del territorio non riesco a provare neppure un briciolo di solidarietà per nessuno degli attori di questa vicenda, neppure per i bambini che si ritrovano senza piscina per imparare a nuotare. Roma è la città pi bella del mondo, ma anche la città dove di questa bellezza si è fatto strame con il cemento libero e indiscriminato. Si pu vivere senza saper nuotare, ma si muore affogando nel brutto.



Simonetta Bartolini

giovedì 8 ottobre 2009

POVERI ELETTORI DEL PD


Lettera aperta a tutti quegli illusi che il 25 ottobre andranno a fare la fila e dare due euro ( sic!!) per eleggere ( in maniera fittizia si intende) il nuovo segretario ( lo stesso che nei circoli della Calabria ha preso più voti degli iscritti)
I muri delle città d'Italia sono state invasi da questi manifesti. Davanti urlano allo scandalo ( che scandalo non è assolutamente) e dietro fanno in modo che lo scandalo urlato passi.

Sì perchè, se 51 parlamentari del Pd non fossero stati assenti durante il voto sulla costituzionalità dello scudo fiscale sarebbe stata affossata.
Tra gli assenti Bersani, D’Alema, Franceschini, Rutelli, Realacci, Damiano. Probabilmente impegnati nella importante fase congressuale del Partito democratico. Quando sarà finito il congresso forse si accorgeranno che mentre si stavano litigando le spoglie di un partito mai nato hanno preso in giro i propri elettori per l'ennesima volta. Voi capite perchè di fronte a questa INCOMPETENZA e IRRESPONSABILITA' POLITICA al popolo della Sinistra non resti che idolatrare Santoro, Ezio Mauro, Patrizia D'addario e compagnia cantando...