
martedì 26 aprile 2011
domenica 25 aprile 2010
ECCELLENZE ROMANE
di Antonella Scaramuzzino
Ci sono voluti cinquecentomila romani per arrivare a stappare “na biretta”. Birra artigianale, buona come quella di una volta. Prodotta e confezionata nella capitale, è la prova provata di come la tradizione birraia di qualità non appartenga solo al nord Italia. E poco importa se la sua storia è più recente.
Tutto nasce al Boa, storico pub di Ostia. Ne è passato di tempo da quando Elio Miceli e Massimo Salvatori, romani doc, decisero di produrre la dorata bevanda all’interno stesso del loro locale. Dal primo stivale di bionda spillato dagli alambicchi, tanti sono stati i clienti che hanno transitato per il pub.
Mezzo milione di conferme in cinque anni. Merito loro se quindi i due soci hanno cominciato a pensare di allargare la produzione. Così, nel dicembre scorso, i macchinari sono andati dolcemente a riposo, con un boccale di birra di Natale aromatizzata al miele, prodotta per la speciale occasione. Ora la birra viene prodotta in un piccolo stabilimento dove ha visto la luce la prima bottiglia di “na biretta”.
La ricetta originale, per volontà di Elio e Massimo, non ha subito alterazioni. Per farla rimanere artiginale è bastato non cedere ai diktat della produzione industriale. La birra della capitale il popolo l’ha voluta così: semplice e buona come la sua cucina. E tale è rimasta anche nelle sue declinazioni chiara, rossa. Manca la scura, ma arriverà tra poco. I segreti del successo? Ingredienti sceltissimi, come il malto e il luppolo di prima qualità e tanta passione per perfezionare quelle combinazioni di gusto ed aroma di cui i clienti hanno decretato il successo. E solo acqua di Roma.
Perchè la birra è una alimento vivo, che somatizza il clima e l’ambiente in cui nasce. Di Ogm e conservanti qui non se ne vede l’ombra. Tant’è che il prodotto deve essere gustato in tempi brevi, perché non subisce neppure il processo di pastorizzazione proprio per non alterarne il sapore. Poche ma cruciali le fasi di produzione. Le stesse della birra fatta a mano di tanti anni fa, ma con strumenti moderni e in condizioni igieniche impeccabili. Ammostamento dell’orzo, filtrazione, bollitura e luppolamento.
E una fermentazione a bassa temperatura per completare l’opera. Insieme a un riposino in bottiglia per un mese. Un lavoro incessante che i clienti hanno premiato facendo diventare grande “na biretta”, che da un pub del litorale romano volerà prossimamente alla conquista dei palati più esigenti di New York. E per ringraziarli di tanto successo, i fondatori del birrificio hanno deciso di rendere protagonisti proprio i clienti : i loro slogan più spiritosi sono stampati indelebilmente sulle etichette di bottiglie piatte e inconsuete, ispirate a quelle inglesi del secolo scorso. Nulla è stato lasciato al caso, complici un sito internet accattivante e la confezione con il cuore frutto del genio creativo di MITdesign.
Non siamo ancora ad una birra prodotta a km zero, alcuni ingredienti provengono ancora da fuori Roma, ma ci manca poco. Lo sforzo richiederà ancora del tempo Nell’attesa, il birrificio continuerà a regalare ai clienti anche i sapori inediti di birre spot, quelle in edizione limitata. Se non avete mai provato l’ebbrezza moderata di una birra artigianale, questo è il momento giusto per godersene una fatta con il cuore.
venerdì 22 gennaio 2010
L'ACQUARIO DI ROMA
Pesci in carne ed ossa. Acqua di mare con tanto di plancton. Presenti tutte le specie del Mar Mediterraneo. Gli squali grigi, le cernie degli scogli, barracuda e il pesce di passo. Ecco cosa caratterizzerà Mediterraneum l’acquario di Roma che sta nascendo sotto il laghetto dell’Eur. I lavori sono in corso e termineranno nella seconda metà del 2011.
A quel punto Roma avrà il suo acquario che non avrà nulla da invidiare a quello di Genova. Per uno di quei misteri che caratterizzano le buone notizie, la voce che si è sparsa, da quando le ruspe hanno iniziato a lavorare, è che questi 14 mila metri quadri di vasche e ambienti sigillati fossero destinati solo a pesci artificiali. Nulla di più falso e sbagliato. Certo, ci saranno anche dei pesci robot, veri capolavori di ingegneria forniti di telecamere e sensori, che esamineranno e monitoreranno gli animali malati, spiaggiati o in via di estinzione che popoleranno le vasche curative. Ma saranno un più che contribuirà ad arricchire ulteriormente questo parco marino artificiale. Il nome, Mediterraneum, non è stato scelto a caso. Grazie a questa acquario il mare che bagna le coste del nostro paese entrerà nella Capitale.

Per conoscere da vicino le profondità del “Mare Nostrum” e ammirare lo spettacolo naturale delle aree marine protette al largo delle coste italiane non dovremo immergerci o essere esperti sub. Sarà interamente dedicato alle biodiversità del mare di cui porta il nome. Sbaglia chi pensa che sarà meno colorato e meno affascinante degli altri acquari in giro per il mondo, a convincere gli scettici ci penseranno le vasche che rappresenteranno le aree marine protette d’Italia. Ce ne sarà anche una dedicata alle coste del mediterraneo meridionale, quello più caldo e che somiglia molto al Mar Rosso. Mediterraneum aprirà le porte a un mondo sorprendente e spettacolare, intrattenendo i visitatori grazie a un uso avveniristico delle tecnologie e al tempo stesso fornirà un’opera di educazione ambientale profonda grazie al contatto diretto con alcune delle specie più rappresentative presenti nel bacino mediterraneo.
L’opera, ad impatto ambientale minimo, si svilupperà interamente sotto la superficie dell’acqua, a coronamento del progetto ideato a suo tempo dal celebre architetto Marcello Piacentini, e sarà finalizzata a recuperare la storia e il ruolo centrale di Roma nella cultura del “mare nostrum”. Mediterraneum darà vita a un percorso culturale e didattico ricchissimo che valorizzerà l’Eur con il suo ricco polo museale, ma sarà anche in grado di promuovere un network internazionale che unirà i grandi acquari dell’area mediterranea e di far conoscere gli animali che popolano il Mediterraneo, l’importanza del fiume Tevere, il suo ecosistema e la necessità della tutela della sua biodiversità.
La struttura si svilupperà su una superficie di 14mila metri quadri di sale e ambienti sigillati in un involucro acrilico trasparente a tenuta stagna sotto la massa d’acqua del lago, per offrire al visitatore la sensazione di una passeggiata su un fondale marino. All’interno di questi ambienti verranno riprodotti scientificamente, con rocce e flora reali, i parchi protetti del Mediterraneo, con un’attenzione specifica a quelli italiani, e alcuni ambienti fluviali e lacustri. Sofisticati pesci robot, Ed infine tecnologie avanzatissime proietteranno immagini virtuali delle varie specie appartenenti alla fauna mediterranea. A quel punto tutti avranno l’impressione di essere sott’acqua.
giovedì 10 dicembre 2009
BASTA CORTEI
Una premessa a queste righe: scioperare e manifestare i propri diritti è un diritto sacrosanto di ogni cittadino. Seconda premessa: spostarsi liberamente all’interno della propria città, prendere i mezzi pubblici e riuscire ad arrivare in ufficio è un diritto altrettanto sacrosanto. Oggi Roma è di nuovo bloccata. Trentesimo corteo in trentuno giorni. Uno di seguito all’altro. Senza sosta. Senza regole. Solo una marea infinita per i romani. Questa è stato Roma nell’ultimo mese.
E allora sindacati e sindacalisti una richiesta: ridateci Roma. Ridateci le strade con il traffico normale, gli autobus con il solito ritardo e i tassisti che magari si trovano dopo decine di telefonate. Ci spettano di diritto. La normale fruizione della città ci è impedita oramai da oltre un mese. Siamo anche noi lavoratori anche se non abbiamo la tessera del sindacato.
lunedì 19 ottobre 2009
LA COSTITUZIONE NON SI TOCCA

Perché mai sta proclamando di voler modificare la Costituzione per riformare la giustizia, cadendo nella trappola tesa dai miei esimi colleghi costituzionalisti?

E neppure gli è stato fatto sapere che l'art. 107 Cost. sancisce che il regime di indipendenza dei p.m. non è quello previsto in Costituzione per i giudici bensì quello che sarà dettato dalla legge ordinaria. Infine, nessuno gli ha ricordato che l'art. 111 Cost. sul giusto processo pone il pm in posizione di parità con la difesa e al di sotto del giudice. È quindi assurdo pensare di modificare la Costituzione per fare ciò che essa ha già stabilito debba essere fatto con legge ordinaria! Anche se ciò non toglie che questa debba garantire ai pm la più ampia indipendenza, prevedendo per essi o un altro consiglio superiore o qualcosa di equivalente.
Occorre, tuttavia, non cadere in eccessi di garantismo, dato che i sessanta anni trascorsi hanno dimostrato che la totale separatezza dei magistrati fa ricadere sulla giustizia la loro politicizzazione o contrapposizione in schieramenti. Tanto più che non può non avere rilievo il fatto che l'attività dell'accusa è di puramente amministrativa e consente, come ogni attività della P.A., spazi di discrezionalità nonostante l'obbligatorietà dell'azione penale.
È pacifico infatti che il pm è libero di stabilire in base al proprio convincimento se procedere o meno e che l'aumento dei reati fa sì che l'obbligo di procedere si risolva nella sola apertura del fascicolo, potendo poi il magistrato scegliere liberamente a quali iniziative dare priorità. Ed è su tali spazi di scelta che un qualche potere di indirizzo deve essere previsto per impedire che prevalgano le pulsioni di schieramento o le personali visioni politiche. È indifferente che ciò venga garantito da un consiglio composto in proporzioni diverse da quello del Csm oppure da qualche organismo parlamentare ma merita di essere respinta la ventilata assimilazione con l'avvocatura dello Stato che ha minori esigenze di indipendenza.
Achille Chiappetti
lunedì 12 ottobre 2009
LA SINISTRA STIA ZITTA E PENSI ALLA CEDERNA
Vittorio Feltri
Prendiamo atto. In Italia si pu aggredire il Papa con critiche feroci, la pi ricorrente delle quali riguarda le sue presunte ingerenze negli affari politici del nostro Paese (e questo solo perché lui esprime opinioni legittime come tutte le opinioni, ma non è lecito dire neanche mezza parola sul capo dello Stato, forse perché di estrazione comunista, quindi intoccabile per definizione).
Abbiamo uno strano concetto di democrazia. Le istituzioni sono sacre se incarnate da uomini di sinistra; se invece sono incarnate da uomini di destra, o Comunque non graditi ai progressisti, allora non esistono problemi: diventino pure bersaglio di chiunque voglia esercitarsi nel tirassegno. L'istituzione Quirinale è al di sopra di ogni sospetto, e il popolo è pregato di inchinarsi davanti a chi lo occupa; Palazzo Chigi è pure un'istituzione, ma essendo occupato da Berlusconi, premier di un governo di centro- destra, è un peccato sputacchiarlo. La stampa si adegua: deferenza per Napolitano, insulti per il Cavaliere. E se il Giornale osa sfiorare con una piuma il Signore del Colle, apriti cielo: indignazione, scandalo. Ieri ne abbiamo avuta una prova.
In prima pagina era pubblicato un articolo in cui si raccontava come effettivamente si sia svolta la vicenda del Lodo Alfano bocciato, e quale ruolo abbia avuto la presidenza della Repubblica. La cosa più normale per un quotidiano è riferire i fatti e commentarli. Ma se i fatti non fanno il gioco del Pd, chissà perché gli stessi che protestano per l'insufficiente libertà di informazione, desiderano abolirla del tutto.
Già. Libertà per loro, bavaglio a noi. Piero Fassino ce ne ha dette di ogni colore. E perfino RosyBindi, che a Porta a Porta meno di una settimana fa aveva dichiarato di non leggere il Giornale, stavolta ha ammesso invece di averlo letto (mi auguro non a sbafo) e ha invitato Berlusconi a sconfessarlo, perché certi attacchi a Napolitano sono intollerabili. Per la signora ricostruire in modo veritiero un episodio equivale ad attaccare.
Vabbè, sorvoliamo sulle sciocchezze degli iscritti al Pd ai qualiva riconosciuta l'attenuante della disperazione. Ricordiamo piuttosto ai lettori che la sinistra non sempre ha venerato gli inquilini del Quirinale. L'abitudine a idolatrarli è cominciata quando Scalfaro subentro' a Cossiga, contro il quale gli ex comunisti avevano avviato le procedure per metterlo in stato d'accusa.
Secondo loro, a quel tempo, era giusto spernacchiare il presidente e addirittura mandarlo a casa a pedate. Scalfaro per non fare la fine del predecessore si comportò astutamente: dimenticando il proprio passato di democristiano conservatore, virò a gauche e visse felice e contento sino al termine del mandato.
Ciampi e Napolitano, poi, non hanno dovuto compiere alcun salto della quaglia per schivare grane: erano di sinistra dalla giovane età. Cossiga non fu comunque il primo presidente della Repubblica ad essere bastonato dagli eredi del Pci oggi pretoriani della più alta autorità dello Stato. Fu il secondo. A Giovanni Leone venne riservato l'onore di essere massacrato dai geritiluomini in rosso e di fare quindi da apripista. Lui persona specchiata, grande avvocato, autentico patrizio napoletano. I comunisti organizzarono una campagna mostruosa contro Leone dipingendolo come un ladro, un farabutto, una canaglia, aiutati nell'opera di sputtanamento da una giornalista, Camilla Cederna, icona dei compagni pi spietati, la quale scrisse un libro sul poveraccio, demoleidone la reputazione con argomentazioni talmente infondate che, anni dopo, fu condannata a risarcirlo.
Travolto dai «carrarmati» berlingueriani, il presidente venne costretto, innocente, a dimettersi per essere riabilitato in tarda età, ormai avvilito, distrutto. Il giorno in cui egli sloggiò dal Quirinale, il Pci festeggiò e portò in trionfo l'eroina della diffamazione, la Cederna.
Eccoli i precedenti. Con quale coraggio adesso i compagnucci si ergono a difensori di una istituzione, il Quirinale, che in altra epoca sbeffeggiarono, mortificarono, distrussero?
Dall'assassinio di Leone sono trascorsi trent' anni. E dalle torture a Cossiga (volevano sottoporlo a perizia psichiatrica) diciassette. Fassino non aveva pi i calzoni corti e rammenterà queste pagine vergognose dei partiti in cui ha militato. Con quale faccia fa la morale a noi perché ci azzardiamo a dare un'occhiata a quanto avviene sul Colle?
Stia zitto e pensi alla Cederna invece di bacchetta re il Giornale. Non ha titoli per essere docente di deontologia. Date le intimidazioni provenienti dalla sinistra (le rimandiamo al mittente) non so se sia il caso di offrire un suggerimento a Berlusconi. Massì. Offriamo. Fossimo nei suoi panni, non esiteremmo un minuto a mutare l'assetto dello Stato, correggendo la Costituzione. Qui si tratta di trasformare quella esistente in Repubblica presidenziale. Poiché il presidente lassù sul Colle rappresenta l'unità nazionale, cioè tutti i cittadini, sarà meglio sia eletto dal popolo anziché dal Parlamento che - è noto - agisce secondo logiche politiche e se ne infischia del bene comune. Non è un cambiamento da niente, serve qualche mese per attuarlo.
La sinistra non ci sta? Pazienza. Alle Camere la maggioranza assoluta c'è ed è del Cavaliere. Si fanno due passaggi in Parlamento; dopo di che sarà chiesto un referendum? Si vada alle urne. Voglio vedere chi vince. Se, come ipotizzo, gli italiani diranno sì all'elezione diretta del capo dello Stato, storia chiusa. Polemiche chiuse. Basta giochetti. P.s. Tra l'altro, Gianfranco Fini per una vita ha reclamato una Repubblica presidenziale. D'accordo che ora ha una gamba all'opposizione, ma non credo abbia il coraggio di rimangiarsi la riforma di cui è padre. Non le pare, presidente Berlusconi
domenica 11 ottobre 2009
Tutti sui tetti per difendere l'abuso

giovedì 8 ottobre 2009
POVERI ELETTORI DEL PD

Tra gli assenti Bersani, D’Alema, Franceschini, Rutelli, Realacci, Damiano. Probabilmente impegnati nella importante fase congressuale del Partito democratico. Quando sarà finito il congresso forse si accorgeranno che mentre si stavano litigando le spoglie di un partito mai nato hanno preso in giro i propri elettori per l'ennesima volta. Voi capite perchè di fronte a questa INCOMPETENZA e IRRESPONSABILITA' POLITICA al popolo della Sinistra non resti che idolatrare Santoro, Ezio Mauro, Patrizia D'addario e compagnia cantando...
6 CONTRO 9
Nove contro sei
Per capire l’assurdità della sentenza basta ricordare cosa fece la Corte riguardo al Lodo Schifani.
Allora, essa diede per superato il supposto vizio denunciato da chi riteneva che la sospensione dei processi per le massime autorità dello Stato dovesse essere approvata con legge costituzionale e non con legge ordinaria. E, infatti, il Lodo Schifani fu bocciato solo per violazione del principio di uguaglianza.

Fu una sentenza abnorme. La Corte, infatti, ammise che il trattamento di maggiore tutela delle più alte cariche dello Stato è giustificato. Ma annullò il Lodo Schifani per tre elementi minori lesivi del principio di eguaglianza, affermando: 1) che la tutela non era stata applicata solo ad organi politici, ma estesa anche al Presidente della Corte Costituzionale; 2) che il lodo non era previsto per tutti gli organi politici che avrebbero meritato di goderne; 3) che non fosse stata prevista la facoltà di rinunciare alla tutela.
La sentenza apparve assurda e politicizzata, dato che i motivi sui quali si fondava ben avrebbero potuto portare, come avviene di norma, ad sentenza interpretativa di rigetto e consentire la sopravvivenza del Lodo e la correzione di disposizioni di dettaglio illegittime.
Perciò il Parlamento ha approvato il lodo Alfano aderendo alle indicazioni della Corte. Ha escluso il Presidente della Consulta e ha previsto la rinunciabilità della tutela da parte degli interessati. Non ha esteso la tutela a tutti i parlamentari e ministri perché avrebbe significato reintrodurre in maniera più drastica le immunità previste dalla Costituzione prima della revisione del 1993. Era dunque logico attendersi una sentenza di rigetto che avrebbe salvato il lodo, tutt’al più con qualche integrazione o correttivo.
Ora… sorpresa! Questa volta la Consulta ha annullato il lodo Alfano sostenendo che occorreva una legge costituzionale e ancora che è violato il principio di eguaglianza. Una pronunzia sconvolgente.
Va aggiunto, inoltre, che i vizi rilevati non esistono. In effetti la tutela delle massime cariche dello Stato contro possibili attacchi di singoli magistrati politicizzati, la cui legittimità è stata già riconosciuta dalla Corte, ha un preciso fondamento costituzionale. Si tratta delle norme sulla separazione dei poteri e sulla stabilità ed efficienza dei supremi organi costituzionali. In altre parole, la deroga -se di deroga si tratta- al principio della soggezione dei cittadini al processo penale si fonda sui principi costituzionali e sulle disposizioni (artt. 67, 68, 70, 87 e 95 Cost.) che mirano al funzionamento delle istituzioni dello Stato.
E poiché tale “deroga” è solo attuativa di quanto già desumibile dalla Costituzione, essa ben può essere adottata con legge ordinaria.
Per rendersi conto dell’inesistenza della supposta violazione dell’art. 3 Cost., basta ricordare ciò che qualsiasi studente sa. Tale disposizione non vuole l’egualitarismo, ossia un identico trattamento per tutti i cittadini.
Il principio di eguaglianza comporta che devono essere trattati in modo eguale tutti coloro che si trovano in situazioni uguali e in modo diverso coloro che si trovano in situazioni diverse. Se così non fosse sarebbe illegittima la legge che prevede, per esempio, che quando un medesimo reato viene compiuto da un adulto o da un minorenne le conseguenze penali siano del tutto diverse.
Ed è indubbio che vi sono ampie ragioni perché le più alte cariche operative dello Stato debbano essere tutelate durante il loro mandato da iniziative giudiziarie che possono anche essere mirate ad impedire lo svolgimento delle funzioni istituzionali.
Anzi è un’esigenza di supremo interesse nazionale. Un tempo occorreva difendere il Parlamento dall’esecutivo; oggi occorre difendere il Governo dalle schegge impazzite del giudiziario. La caduta del Governo Prodi non ha insegnato nulla agli antiberlusconiani e alla Corte manca da tempo una visione istituzionale. Ma si spiega: essa riproduce malamente con nove voti contro sei la frattura del Paese.
Dott. Avv. Prof.
Achille Chiappetti
Ordinario di diritto pubblico de La Sapienza
martedì 14 luglio 2009
SE QUESTA E' L'OBAMA ITALIANA...

mercoledì 17 giugno 2009
GRANDE COSSIGA

Il gossip ha influito sul voto?
giovedì 28 maggio 2009
QUOD NON FECERUNT BARBARI FECERUNT VELTRONI E RUTELLI
Ora alcune annotazioni:
a) Ma Veltroni non doveva trasferirsi in Africa??
b) Ma le vergognose baraccopoli che degenerarono nell'omicidio Reggiani non sono state forse il frutto di anni di malevolo perbenismo voluto a tutti i costi da Veltroni che si ostinava a non muovere un dito per risolvere la situazione??
VELTRONI VERGOGNATI ALMENO AVESSI IL BUON SENSO DI TACERE!!!!
sabato 23 maggio 2009
5 minuti...

giovedì 21 maggio 2009
POI PARLANO MALE DELLA POLIZIA ITALIANA
Tutto è nato dalla denuncia della madre di un altro bambino della stessa scuola - al quale era stata rubata nei giorni scorsi una bici - che aveva creduto di riconoscere come sua quella utilizzata da uno dei due bambini arrestati.
La donna si è così rivolta alla polizia in seguito al secco rifiuto da parte del direttore della scuola di sequestrare le biciclette. Così è scattata la denuncia e sono arrivati gli agenti, che hanno arrestato i due bambini. «L'interrogatorio è durato circa due ore», ha dichiarato la madre di Hicham, 10 anni, uno dei due bambini arrestati, la quale ha dovuto fornire agli agenti anche una dichiarazione d'onore dell'amico di famiglia che aveva regalato la bicicletta al bambino un anno e mezzo fa.
«È una vergogna», ha aggiunto. Il direttore della scuola, Olivier Billand, ha riferito che l' altro bambino di sei anni portato in commissariato, era «sotto shock quando si è recato a scuola il giorno dopo. Ha infatti sentito dire dagli altri bambini della classe che due di loro erano stati portati in prigione. L' immaginazione dei bambini corre infatti veloce».
La madre di un bambino, che aveva assistito alla scena dell' arresto, ha espresso la sua indignazione: «Sono arrivate due auto della polizia e sei agenti. Ma se si ci mette a trattare i bambini come dei grandi delinquenti, dove andremo a finire?»
venerdì 15 maggio 2009
Alcune news di Matilde. Tutto ok. Sta bene, mangia, fa la pupù, frigna il giusto e riempie di certo le giornate. Il momento del biberon ( per la quale ha la delega la madre), e quello del bagnetto (delega al sottoscritto) sono i suoi preferiti.
Saluti a tutti...
venerdì 10 aprile 2009
venerdì 27 marzo 2009
giovedì 12 marzo 2009
QUALCOSA DA SAPERE SULLE RONDE...

Ma, come al solito, l’opposizione straparla senza riflettere, nella sua furia antiberlusconiana, e incappa spesso in clamorose contraddizioni che si trasformano in altrettanti boomerang. Le cosiddette “ronde” – come vengono definite con accezione tutta negativa - non sono altro, infatti, che esperienze già regolamentate, ad esempio, dalla Regione Emilia Romagna, dal Comune di Bologna e da quello di Genova, tutte amministrazioni rette dal centrosinistra.
È inaccettabile, insomma, l’ipocrisia di chi accusa il governo di fare leggi che violano la Carta universale dei diritti dell'uomo dopo aver fatto esattamente la stessa cosa. A Genova, per esempio, fu attuato un “presidio civile” del territorio, in Emilia Romagna una legge regionale, più di otto anni fa, ha previsto la costituzione di associazioni di volontariato in aiuto alle vittime della violenza, che non sono altro che le famigerate ronde. Ma ecco cosa accade da tempo in Emilia Romagna, a Bologna e a Genova.
Comune di Genova. L´assessorato alla Città Sicura del Comune ha varato il progetto "Presidio Civile del Territorio" con l’obiettivo di fornire servizi sempre più vicini ai bisogni delle persone. Il progetto mira al miglioramento del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, all’innalzamento del livello di qualità della vita e di vivibilità della città, alla prevenzione di situazioni di disagio e di conflitto. L’attività è svolta da volontari qualificati dell’Associazione Nazionale Carabinieri e della Società di Mutuo Soccorso della Polizia Municipale e prevede una stretta collaborazione con le sezioni territoriali della Polizia Municipale, sotto il coordinamento dell’Unità Organizzativa Città Sicura del Comune di Genova e del Comando della Polizia Municipale. Il lavoro dei volontari consiste nell’osservazione del territorio, nella rilevazione di situazioni di criticità e degrado riconducibili a inciviltà ambientali e sociali, nel monitoraggio dei fenomeni sociali più evidenti, nel presidio di aree normalmente fruite dalle fasce più deboli della popolazione.
“Questo servizio, voluto dall’amministrazione comunale – si legge in un comunicato del febbraio 2008 - va ad integrarsi con la presenza del vigile di quartiere, di cui è prevista l’estensione a tutto il territorio cittadino”. Ebbene, un anno dopo la stessa giunta di Genova ha stigmatizzato con parole durissime il provvedimento del governo sui volontari per la sicurezza.
Emilia Romagna. La Regione Emilia Romagna concede contributi ad associazioni e organizzazioni di volontariato iscritte ai registri che operano a favore delle vittime di reati nel campo della sicurezza e a sostegno della prevenzione dei reati, come prevede l'articolo 5, comma 2 della Legge Regionale 24/2003. Quando l’opposizione accusa il governo di aver violato la Costituzione, farebbe dunque bene a ricordarsi che la prima legge in materia l'ha fatta la Regione Emilia Romagna nel 2003.
La rossa Emilia, in effetti, nel dicembre di sei anni fa – disciplinando la polizia amministrativa locale e la “promozione di un sistema integrato di sicurezza” attraverso la legge regionale numero 24 - ha previsto “l'utilizzazione di forme di volontariato” per realizzare “una presenza attiva sul territorio, aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a quella ordinariamente garantita dalla polizia locale” e con il compito di “promuovere l'educazione alla convivenza e il rispetto della legalità, la mediazione dei conflitti e il dialogo tra le persone, l'integrazione e l'inclusione sociale”. Oggi, dicono fonti della Regione, si contano 1.500 volontari impegnati in 80 Comuni.
Comune di Bologna. Pensionati tra i 55 e i 65 anni, a squadre di tre, agli ordini di un ex comandante della Polizia municipale, pattugliano le strade del Villaggio Ina, un gruppo di case e negozi nel quartiere Borgo Panigale, periferia Ovest di Bologna. Armati di buona volontà e di due telefonini. Il presidente del quartiere assicura che è improprio parlare di ronde, e che si tratta semmai di “cittadinanza attiva”. L’ideatore dei “volontari per la sicurezza” bolognesi è l’ex magistrato Libero Mancuso, assessore della giunta Cofferati. Nella versione originaria, l’iniziativa era limitata agli studenti universitari, poi il Comune ha dato il suo via libera anche ai pensionati.
"È una semplificazione strumentale parlare di ronde – ha sempre detto Mancuso - perché qui c'è un respiro diverso, in cui il rispetto è parte fondamentale". I volontari, secondo l'assessore, devono relazionarsi con chi "non ha la consapevolezza di far parte della città e di doverla rispettare". E in caso di pericolo, il telefonino che il Comune ha dato loro in dotazione serve per avvertire le forze dell'ordine.
Dunque, il governo non ha fatto altro che ripetere a livello nazionale ciò che tre amministrazioni rosse hanno già sperimentato sui rispettivi territori. E allora, dov’è lo scandalo?





